L’addio al “Monello”, l’ultimo partigiano

Se ne è andato il 3 giugno, Angiolino Coruzzi, nome di battaglia “Monello”. Era l’ultimo partigiano ancora vivente in provincia di Parma. Avrebbe compiuto 101 anni tra una manciata di giorni.

Ho fatto in tempo ad intervistarlo, un mese e mezzo fa, ricoverato in una casa protetta. Stava già perdendo lucidità ma i fatti salienti che lo videro protagonista nella guerra di Liberazione li ricordava bene. Mi accolse subito con questa frase “Il nostro compito era mandare a casa i tedeschi”

Pubblichiamo qui un breve video, in cui Angiolino Coruzzi ricorda la prima battaglia cui prese parte: l’assalto al presidio fascista di San Michele Tiorre, la notte del 23/24 giugno 1944. Un combattimento feroce, in cui persero la vita diversi militi della RSI e, tra i partigiani, la staffetta Marco Pontirol Battisti.

Il ricordo di Angiolino era ancora nitido. Sono quei particolari del racconto in prima persona che lo rendono vivido, che ci trasportano lì, nell’oscurità, nei pressi della scuola elementare da dove esce il grido delle camicie nere, per darsi coraggio e per incutere timore. «Era il primo combattimento… gridavano “siamo leoni del duce, siam leoni” … eh porca miseria… Sono riuscito a lanciare una bomba a mano dentro dalla finestra e dopo, invece di gridare “siam leoni” dicevano “aiuto, aiuto” perché in una stanza una bomba fa del disastro».

Stavo recuperando altro materiale e informazioni su Angiolino Coruzzi, che militò nella 143^ Brigata Garibaldi ed ebbe una vita intensissima per pubblicarne un ritratto. Lo farò appena possibile (inciso: la documentazione pubblica su di lui è scarsa e sparpagliata, come su tanti altri patrioti che fecero la Resistenza, spesso confinata in ricordi familiari che poi si disperdono, ma questo è un altro discorso).

Ieri i funerali, rapidi, in forma laica e senza orazioni. La benedizione impartita da don Umberto Cocconi e poi un breve ricordo spontaneo di Giovanna Bertani, volontaria dell’Anpi, l’associazione che Angiolino ha frequentato finché ha potuto, assieme al circolo Filippelli, dove passava le sue giornate.

A salutarlo un significativo gruppo di familiari e amici, e una rappresentanza dell’Anpi.

È mancata la presenza delle istituzioni. Nessuno del Comune, nessuno della Provincia. Un peccato. Un segno dei tempi.

Salutiamo Angiolino Coruzzi con le parole che gli ha dedicato Rocco Rosignoli, musicista, cantautore: “Vivere in eterno non è dato a nessuno. Angiolino Coruzzi, partigiano “Monello”, ha lasciato il nostro mondo oggi, all’età di cent’anni. A quanto pare, l’ultimo. Con lui va via tutta la generazione di chi partigiano lo era stato veramente. Ancora l’anno scorso, di questi giorni, era venuto in sede ad assistere a una lettura. L’anno prima, a tesserarsi.

Se vivere per sempre è impossibile, e campare a lungo in relativa salute è qualcosa che si può invidiare, non è comunque per nulla serena per parte mia la ricezione della notizia. Non solo per l’affetto maturato per Angiolino nei pochi anni che l’ho conosciuto, comunque profondo; ma proprio per il tramonto di quella generazione di cui è stato l’ultimo ad andarsene, quella davanti a cui ognuno di noi, a prescindere dall’orientamento politico, ha provato profonda gratitudine e per la cui scelta non potevamo che nutrire profondo incontestabile ed eterno rispetto.

Non erano giganti, erano uomini comuni che hanno fatto una scelta, quella giusta. Guardando indietro, mi chiedo chi vedrà noi e le nostre, me e le mie, come le potrà valutare.

In fin dei conti, la Storia al di là delle frasi fatte non è per nulla un tribunale. Rendere conto a se stessi per primi, senza farsi mai sconti, senza compiere scelte di comodo, rischiando in prima persona sempre, è la lezione che ho potuto imparare dai partigiani che ho avuto la fortuna di incontrare. Per parte mia, ci provo ogni volta.

Grazie partigiano Monello. Grazie a tutti i tuoi compagni che ti hanno preceduto. Qui quel mondo che avete reso migliore va in pezzi. Cercheremo di resistere, i vostri tempi erano più bui, ma forse la vostra anima era più luminosa

Francesco Dradi

2 commenti
  1. Anna Maria Rosignoli
    Anna Maria Rosignoli dice:

    Che bello il video con la testimonianza di Angiolino. Mi emoziona vedere che portava sempre il papavero rosso che gli avevo messo su quella giacca più di un anno fa. Lo aveva anche ieri nella bara.Abbiamo perso un amico prezioso che ci ha lasciato un dono inestimabile: la libertà.

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  2. Cristina
    Cristina dice:

    Tristezza infinita per queste grandi persone che hanno combattuto per darci la libertà dal nazifascismo da cui eravamo convinti, soltanto pochi anni fa, di esserci affrancati. Ed ora stiamo dove stiamo, con le autorità che fanno grandi discorsi in occasione del 25 aprile e poi si “dimenticano” di chi ci ha dato quel 25 aprile.

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