La produzione domestica di cannabis a Parma vale 3 milioni

Tre milioni di euro sottratti alle mafie grazie alla coltivazione domestica di cannabis, tollerata come lecita dopo le sentenze della Cassazione.

Ha il gusto della provocazione Luca Marola, esponente dei Radicali. E anche in questa circostanza propone una riflessione interessante che interseca i temi di stupefacenti, spaccio, degrado, criminalità e libertà delle persone.

Per sostenere la battaglia di legalizzazione della cannabis ha stimato l’importo di “mercato” dei consumatori che coltivano marijuana autoproducendosi le canne e la cifra è notevole: 3 milioni di euro da gennaio a settembre 2026. Per l’esattezza 3.023.000 euro. Marola può affermarlo perché tramite il suo negozio “Canapaio Ducale” vende i semi per la coltivazione. In totale ne ha venduti 2.977 da inizio anno. Gli acquirenti sono di Parma e dintorni. Queste cifre campeggiano su un pannello nella vetrina in affaccio su piazza Picelli.

L’autoproduzione

«Secondo stime al ribasso – dice – ogni pianta nana produce 50 grammi, e una pianta standard ne dà 100 grammi; per attribuire il valore economico abbiamo applicato la cifra emersa dalle relazioni al Parlamento del Dipartimento politiche antidroga che, stima, al mercato nero un costo di 10 euro al grammo. Da qui il calcolo finale che porta appunto a 3 milioni di euro che noi diciamo sono sottratti alla mafia» perché, appunto, la commercializzazione della cannabis è gestita dalla criminalità organizzata.

L’autoproduzione domestica – che non è solo la pianta in vaso sul balcone o in appartamento, ma anche cresciuta in giardino o in campo aperto – riguarda esplicitamente la cannabis con contenuto di Thc a effetto psicotropo, considerata stupefacente. «Tre milioni sono un dato conservativo – specifica Marola – va sottolineato che si tratta di persone che non vanno dallo spacciatore e si autoproducono un prodotto più sicuro e controllato».

La vendita di semi

«I semi di canapa possono essere venduti liberamente in negozio, – dichiara il titolare del Canapaio Ducale – e rivendico la giustezza della vendita per due motivi. Il primo è che abbiamo vinto il processo sulla liceità della vendita, che fu intentato nel 2012 dalla procuratrice di Ferrara. Furono indagate 64 persone, titolari di negozi in tutta Italia; la metà delle posizioni fu stralciata prima del processo, gli altri furono tutti assolti tranne in due: il sottoscritto e uno delle Marche, condannati in primo grado a una multa di 200 euro. Facemmo ricorso e in appello fummo assolti».

«Dall’altra parte – aggiunge il radicale – occorre ricordare come la coltivazione domestica di cannabis non è penalmente rilevante come stabilito dalla Cassazione con sentenza del dicembre 2019, ribadita altre due volte. Ma quello che più conta è che la produzione in proprio dà una risposta al mercato illegale che, come riportano le relazioni al Parlamento, è gestito dalla criminalità organizzata in regime di monopolio».

Marola assesta una stoccata: «Il fallimento della legge sulle droghe, che ha 36 anni, si evince dai numeri. Oltre il 70% delle operazioni antidroga della polizia riguarda la cannabis, ovvero la sostenza meno pericolosa tra gli stupefacenti» con conseguente intasamento dei tribunali, rallentamento della giustizia e sovraffollamento delle carceri.

La rassegna letteraria

L’intervento di Marola si inserisce nella rassegna letteraria “Dalla parte giusta” presentata da Valeria Di Cosmo, segretaria dei Radicali, e dedicata a Emma Bonino, storica leader radicale recentemente scomparsa. I prossimi appuntamenti, sempre alle 18:30 presso il Canapio Ducale, verteranno su “Libro bianco sulle droghe” (14 ottobre), il libro “ Il contagio – come l’eroina ha cambiato per sempre la mafia” (21 ottobre), il libro “Radicalissimamente. Dizionario di un metodo” (28 ottobre). Qui le info.

La questione sicurezza

A margine è intervenuta Alessandra Tazzi, consigliera comunale Pd: «Vorrei estendere il ragionamento ai decreti sicurezza di questo e dei precedenti governi che di fatto aumentano la presenza di irregolari nei viali della nostra città, impedendo ai migranti percorsi di regolarizzazione di fatto spingono ai margini queste persone, alimentando la manovalanza dell’economia parallela e illegale. Di questo bisognerebbe parlare quando ci si lamenta di spaccio e droghe».

Il costo medio di un seme di cannabis è 8 euro. Gli acquirenti al Canapaio ducale arrivano anche da province limitrofe. Il coltivatore domestico ha un’età media di 40-50 anni, il più anziano ne ha 92. Pochi i giovani. “I ragazzi – dicono mestamente i promotori dell’incontro – la ordinano a domicilio, tramite i canali Telegram e tutto sfugge a ogni controllo”.

dra.fra

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