Pronti a rallentare? Dal 5 al 7 giugno Festival della Lentezza (con una concomitanza)
Anteprima il 15 maggio “Crescere la guerra” di e con Francesca Mannocchi
La lentezza è un invito prima che un festival, giunto alla dodicesima edizione. È un po’ questo il refrain emerso dai molteplici interventi nella conferenza stampa di presentazione del Festival della Lentezza, organizzato dalla Turbolenta Aps con tanti partner pubblici e privati, che si terrà dal 5 al 7 giugno alla Casa della Musica, in piazzale San Francesco (in apertura foto del festival l’anno scorso) e nei dintorni: piazzale Salvo D’Acquisto e Borgo delle Colonne. L’intero programma è consultabile sul sito lentezza.org.
Un’anteprima d’eccezione è in programma venerdì 15 maggio: Crescere, la guerra uno spettacolo di e con Francesca Mannocchi (giornalista de La Stampa) con musiche di Rodrigo D’Erasmo. Quanto mai attuale con i conflitti in corso in Medio Oriente che tengono il mondo con il fiato sospeso. Mannocchi intreccia voci e testimonianze per mettere in luce il punto cieco della nostra umanità: l’indifferenza. Una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la responsabilità collettiva. All’Auditorium Paganini (biglietto 35 € – prevendite qui).
Il claim del 2026 del Festival della Lentezza è “Tutti giù per terra” perché il filo conduttore sarà il “gioco” e dunque grande spazio ai bambini (e a chi vorrà tornare ad esserlo) con Orso Ludo, Parma Gamers, Spazio 84, Artetipi, Trickster-p, Micro Macro ets e altri ancora, tra cui la costruzione di una parata di cartone a cura di Circolarmente.
Lentezza ma programma rutilante di eventi e ospiti, tanto che quest’anno viene abolita la prenotazione, per ampliare la possibilità di scegliere all’ultimo momento a cosa assistere. Quattro o cinque incontri saranno a pagamento (da 5 a 15 €) perché i costi sono alti e una compartecipazione al pubblico è richiesta. Tra gli ospiti ne segnaliamo alcuni più di grido (ognuno con incontro dedicato): venerdì 5 giugno trovate Jacopo Veneziani e Vittorio Gallese; sabato 6 giugno: Riccardo Iacona, Elena Granata, Andrea Pennacchi; domenica 7 giugno: Viola Ardone e gran chiusura con Nada in concerto.
Il festival della Lentezza è stato presentato da Davide Spaggiari, presidente di Turbolenta: «È una resistenza culturale più che mai necessaria». Sono intervenuti il presidente della Provincia di Parma, Alessandro Fadda: «È un invito a rallentare, riprendersi un po’ di tempo, riflettere, approfondire, conoscere meglio», il vicesindaco del Comune di Parma, Lorenzo Lavagetto: «Ci dà chiavi di lettura sul mondo e incontra una notevole domanda di approfondimento da parte della cittadinanza» mentre Franco Magnani, presidente della Fondazione Cariparma ha sottolineato come «la lentezza è un invito a riflettere prima di parlare», ricordando il suo tempo in scadenza (due anni ancora di mandato) e invitando tutti il 14 maggio all’apertura della nuova sede della Fondazione Cariparma, in piazzale Santafiora. Poi l’intervento di Serena Pelosi di Chiesi group, main sponsor del festival che «promuove cultura, dialogo, sviluppo del territorio, che sono i nostri obiettivi». Brevi interventi anche da Artetipi, Orso Ludo, Spazio 84, Saltatempo prima delle conclusioni del direttore artistico del Festival Lentezza, Marco Boschini: «Il programma ha un suo equilibrio per far sentire a casa il pubblico, tra ospiti di livello e laboratori. Quest’anno il Festival è incentrato sul gioco, un tema sottovalutato dal mondo degli adulti, in un contesto dove non ci guardiamo più» andando di fretta.

Tra le innovazioni, una collaborazione con Parma Aut per rendere il festival più accessibile, con una sala di decantazione riservata a chi ha bisogno di momenti più lenti e meno affollati. E un ricordo di Mario Tommasini con la proiezione del documentario a lui dedicato dalla compagnia Anello Debole, giovedì 4 giugno al cinema D’Azeglio.
In concomitanza con il Festival della Lentezza anche quest’anno ci sarà, negli stessi giorni e nel centro di Parma, il Festival della Serie A. Cacofonia esemplificativa delle contraddizioni sociali e culturali, e dunque politiche, nel frullatore in cui ci muoviamo e in cui si fatica a trovare una direzione: tra l’elogio della lentezza da una parte e, dall’altra, la passione per un calcio malato e forse in declino (vedi “arbitropoli”, Italia fuori dai Mondiali, il campionato più brutto degli ultimi anni). Peraltro, volendo leggervi una correlazione, il calcio giocato dal Parma di Cuesta è stato un simbolo di attesa e lentezza, nessuna concessione estetica al gioco, ma spietatamente efficiente nel raggiungere il risultato. In antitesi con l’imprinting del Festival Lentezza, dove lo scopo del gioco vuole essere il divertimento puro e semplice.
“O tempora, o mores!” dicevano gli antichi.
(dra.fra)



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