Licenziamento per 87 facchini alla Kamila. Sono tutti immigrati, non fa notizia

Alle due del pomeriggio, il sole è cocente.

In via dell’Industria, allo Spip, non capiti per caso. Devi andarci apposta. È una strada larga e lunga, a elle, senza uscita, che finisce nei campi. Sul lato sinistro una cortina di alberi nasconde un canale. Sul lato destro un’infilata di capannoni di logistica. L’ultimo è targato Kamila.

Una Pec: siete licenziati

Alle due del pomeriggio c’è il cambio turno e per quell’ora è stata convocata d’urgenza un’assemblea sindacale, davanti ai cancelli del magazzino/fabbrica, per avere la massima presenza. E in effetti ci sono tutti o quasi gli 87 dipendenti che venerdì scorso hanno ricevuto la PEC di preavviso di licenziamento collettivo da MD Service, la cooperativa che gestisce in appalto il magazzino Kamila che ha un solo committente: Coop Alleanza 3.0.

Ad agosto il magazzino chiuderà i battenti. Ciao e a non più rivederci.

Arrivando in fondo a via dell’Industria è come un flash: al riparo dell’ombra, tra gli alberi. sono numerosi i lavoratori con indosso le casacche aziendali, color arancione. Il fatto è che tutti, tutti, i facchini / operai sono immigrati di origine africana. Il flash, per un attimo, sembra un fotogramma del film “Io, capitano” di Garrone. Come fosse qui, in questo lembo di pianura emiliana, la fine della traversata.

E invece la vicenda Kamila fa capire che è solo un approdo temporaneo, nei marosi della vita di un migrante.

Riparo all’ombra se lo concedono anche poliziotti e carabinieri, impeccabili in divisa, sotto la tettoia nel lato nord del casotto di portineria. Sono in buon numero, arrivati con due volanti e due gazzelle, coordinati dalla Digos, a presidiare.

Un gruppetto di facchini si è seduto su un muretto a fianco dell’ingresso: dietro penzolano due striscioni con le rivendicazioni sindacali. Ci sono alcuni ragazzi del Fronte gioventù comunista che sono venuti a portare solidarietà ai lavoratori e invitarli a una manifestazione, sabato.

Non c’è nessun altro, eppure c’è una protesta con in ballo il destino di 87 persone che rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro. Ma zero politici, zero giornalisti, zero telecamere. Non fa sufficientemente notizia.

 

Una storia di 6 anni

Mi rimandano a Tiziano Ghidelli, giovane sindacalista dell’Adl Cobas, l’unico sindacato presente, l’unico a cui sono iscritti i facchini che lavorano qui. «I magazzini Kamila sono del gruppo Italtrans, società bergamasca – spiega – e sono appaltati alla cooperativa MD Service ma hanno un unico committente in Coop Alleanza 3.0. Questo magazzino che serve tutta la regione ha aperto nel 2020 quando Coop Alleanza ha chiuso per ristrutturare con processi di automazione il magazzino ad Anzola Emilia, nel bolognese. Adesso lo ha riaperto accentrando là tutto lo smistamento merci e chiuderà questo sito. Ma qui sono in 90 che ci lavorano, non è che puoi dire: tutti a casa».

«Siamo entrati qui qualche anno fa, – prosegue Ghidelli – quando si verificò un’altra situazione difficile. L’azienda non pagava la malattia, i lavoratori non facevano ferie da due anni e mezzo; c’era una situazione di schiavismo, con caporali nei reparti. Con vertenze e scioperi siamo riusciti a sanare le irregolarità, i livelli sono stati corretti ma non c’è nessun tipo di indennità migliorativa». È cresciuta anche la coscienza sindacale: il delegato è un giovane senegalese, Sekou Oumar Coulibaly, stimato da tutti.

Battaglia durissima

Ora la nuova battaglia è durissima. Il magazzino Kamila allo Spip di Parma fu aperto come una soluzione-ponte temporanea in attesa di ripristinare il centro Coop Alleanza ad Anzola; la situazione era chiara. Al momento non ci sono altre committenze pronte a subentrare qui, e forse non sono nemmeno mai state cercate. In tutto questo però i facchini operai non sono merce. Sono uomini, sono famiglie.

Eppure, quante storie dolorose di lavoratori in esubero, licenziati senza appello, ha già vissuto la nostra città? Dallo sciopero agrario del 1908, all’occupazione della Bormioli nel 1949 , alle lotte in Borsari, Scedep e via proseguendo.

Di diverso c’è che nel mondo globalizzato qui, alla Kamila, i lavoratori sono tutti immigrati stranieri. Non ce n’è uno con cittadinanza italiana, dice Ghidelli. Chi può solidarizzare con loro? E, banalità: fanno il lavoro che gli italiani non vogliono più fare; e quando non servono più si chiude. È facile prevedere che qualcuno resterà per strada e, in città e nei paesi, serpeggerà, neanche tanto sottovoce, la parola remigrazione.

Incontri e scioperi in vista

«Ci stiamo muovendo – prosegue Ghidelli – le lettere di licenziamento sono arrivate venerdì. Abbiamo chiesto un incontro all’assessore comunale De Vanna, abbiamo chiesto l’istituzione di un tavolo di crisi in Regione all’assessore Paglia. Incontreremo la proprietà di MD Service ma qui dev’essere Coop Alleanza a intervenire, di fatto è un loro magazzino e dopo tutti questi anni decide così, con un colpo di penna, di cancellare letteralmente questo magazzino e spostare tutta la produzione su Anzola su cui intanto il magazzino è stato parzialmente automatizzato».

Il lavoro in Kamila sta scemando da un paio di settimane. I camion con le merci in arrivo si stanno rarefacendo. Nell’ora di assemblea ne è entrato uno solo. Altri tre attendono pazientemente che finisca. Ma non c’è fila, non c’è andirivieni.

Nel frattempo il sindacalista dell’Adl Cobas ha ottenuto una probabile convocazione dal prefetto per l’indomani (cioè oggi), con la mediazione della Digos. Per il momento può bastare. Dopo alcuni conciliaboli Ghidelli convoca tutti in cerchio e spiega: “Domani andremo in prefettura con una delegazione, e mercoledì pomeriggio è confermato l’incontro con i manager di MD Service. L’assemblea per oggi può finire qui se siete d’accordo e riprendere il lavoro, in modo lento. È importante che ci siate mercoledì fuori, dall’hotel dove si farà l’incontro con MD (alle ore 16, hotel Link, via San Leonardo 124, ndr) e, se serve, fate due ore di sciopero per esserci”.

La parola sciopero galvanizza, scatta l’applauso di approvazione.

Si gira il video da mettere sui social e mandare ai politici, alle istituzioni e ai media.

I lavoratori chiudono ritmando il grido: “Lotta dura, senza paura”.

Aggiornamento: l’incontro con MD Service è stato posticipato al 3 giugno

Guarda il video con le dichiarazioni

Francesco Dradi

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