Acqua pubblica: un gestore invece di tre. Chi rimarrà tra Ireti (Iren), Emiliambiente e Montagna 2000?

Quindici anni fa, il 12 e 13 giugno 2011, i cittadini italiani si pronunciarono attraverso un referendum – uno dei pochi che li convinse a uscire di casa per andare al seggio – perché “il governo e la gestione dell’acqua “restassero pubbliche ed “estranee alle logiche del profitto”. La volontà popolare fu allora chiarissima: affluenza del 60,37% e 95,57% di sì per il quesito che abrogava la “determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”. Ma è stata finora largamente disattesa, dal momento che l’attore pubblico (l’ente locale, azionista a vario titolo delle società che si occupano di acqua) ha continuato in parte a vestire in questi anni gli abiti dell’attore privato.

Il sistema idrico integrato a Parma

L’argomento torna in primo piano per via della rivoluzione che riguarda il nostro sistema idrico integrato (acqua potabile, depurazione, fognature) per Parma e provincia. Si tratta del passaggio al gestore unico, su indicazioni europee e nazionali, volto a superare affidamenti diretti o non conformi per evitare la frammentazione gestionale, migliorare l’efficienza infrastrutturale, uniformare le tariffe e garantire la qualità dell’acqua in un “ambito territoriale ottimale” quasi sempre coincidente con le province. La Regione ha fissato al 31 dicembre 2027 il termine ultimo per garantire la continuità degli investimenti, in particolare quelli finanziati dal PNRR, evitando interruzioni o rallentamenti causati dal cambio di gestori, visto la quantità di questi ultimi e le diverse scadenze degli affidamenti.

Di tre gestori ne rimarrà uno

L’orizzonte sembra lontano ma non lo è affatto perché i problemi da risolvere non sono semplici. Attualmente, infatti, i gestori parmigiani dell’acqua sono ben tre: Iren, tramite Ireti, per Parma e la zona Est della provincia (circa 330.000 abitanti); EmiliAmbiente, per la Bassa Ovest, tra cui Fidenza e Salsomaggiore (circa 105.000); Montagna 2000, per le valli Taro e Ceno (Borgotaro, Fornovo… circa 30.000). Ridisegnare un servizio fondamentale per 450.000 abitanti e un comparto economico che vale oltre 100 milioni di euro l’anno non sarà uno scherzo. Tenuto conto poi che la gestione del sistema idrico genera attualmente un profitto, cioè quel vantaggio economico per il gestore, che il referendum escludeva.

Le grandi manovre sono iniziate lo scorso settembre con il convegno “Acqua pubblica e governance locali: quali prospettive”, organizzato a Fidenza da EmiliAmbiente, a cui hanno partecipato rappresentanti di tutti i settori coinvolti. Gli stessi temi sono stati rilanciati e approfonditi nell’incontro del 7 febbraio scorso – intitolato “Gestione dell’acqua pubblica a Parma e Provincia” – promosso dal Coordinamento Acqua Pubblica Parma a cui aderiscono Associazione Donne Ambientaliste, Federconsumatori, Legambiente, Parma Sostenibile, WWF: realtà diverse accumunate dalla stessa attenzione al rispetto del risultato referendario e del pronunciamento della Corte Costituzionale (sentenza 26/2011) che nel valutare la legittimità dei quesiti, e decretandone l’ammissibilità, affermò che “mediante l’eliminazione della voce “adeguatezza della remunerazione del capitale investito” da quelle che formano la tariffa, si persegue, chiaramente, la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua …coessenziale alla nozione di “rilevanza” economica del servizio è la copertura dei costi (sentenza n. 325 del 2010), non già la remunerazione del capitale.

Aggirata la Corte Costituzionale, per… il profitto

Come spesso succede, però, ad aggirare l’indicazione politica, e giuridica, arrivò l’interpretazione dell’organo amministrativo: così l’ ARERA (Autorità statale di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) – a cui spetta il compito di definire il quadro normativo e approvare le tariffe locali – ha aperto un varco nella chiarissima disposizione della Corte riconoscendo la legittimità per il sistema idrico integrato, di richiedere agli utenti, oltre alla percentuale necessaria a coprire i costi di gestione (investimenti compresi), anche una quota che garantisse un margine di remunerazione in relazione al capitale investito, tenendo conto pure degli oneri fiscali. In pratica, la bolletta pagata dai cittadini copre i costi e assicura un profitto. Amen e così sia.

La gestione dell’acqua genera profitti anche perché le società gestiscono strutture in larga parte già esistenti, cioè che non hanno costruito ex novo e quindi in larga parte già “ammortizzate”. Ma l’asso nella manica è che si tratta di un mercato stabile (non si cambia fornitore per l’acqua come per l’energia), con tariffe stabili garantite fuori da ogni concorrenza, quindi con margini di profitto costanti e garantiti. Non stupirà a questo punto che, ad esempio, quasi un quarto dell’utile netto di Iren provenga dal settore idrico, che rappresenta solo il 7% delle attività del gruppo (leggi: L’indebitamento netto di Iren sale a 4,3 miliardi. È preoccupante? ).

Elementi di ambiguità

C’è poi un secondo elemento di ambiguità: le società di gestione dell’acqua pubblica possono essere solo S.p.A. o S.r.l., magari quotate in borsa, enti che operano in regime di diritto privato, del tutto legittimati a perseguire appunto il profitto. Torniamo a Parma: anche qui, tutti e tre gli affidatari del servizio idrico della provincia sono società di diritto privato (non esistono più le vecchie “municipalizzate”), e dunque guadagnano sulla gestione dell’acqua pubblica: ma mentre Iren, che controlla la concessionaria Ireti, è una multiutility quotata in borsa, con il 55,69% di capitale pubblico e quasi il 44% di capitale privato (il Comune di Parma ne possiede una quota di circa il 3,29%), EmiliAmbiente e Montagna 2000 sono società “in house”, a capitale 100% pubblico derivante dai Comuni soci. In altre parole, EmiliAmbiente e Montagna2000 rispondono direttamente ed esclusivamente ai comuni soci, mentre Iren deve anche produrre dividendi per gli investitori privati oltre che per i Comuni. Malgrado il referendum, e malgrado le pronunce della Corte Costituzionale, l’acqua pubblica, insomma, in questi anni ha continuato a produrre profitto.

Come applicare, finalmente, la volontà referendaria

C’è un modo per risolvere le ambiguità e applicare finalmente la volontà referendaria?

Il Coordinamento Acqua Pubblica Parma risponde di sì: bisogna che una scelta politica “obblighi” qualunque società operi nel settore idrico a reinvestire tutte le risorse derivanti dalla gestione dell’acqua pubblica nel continuo miglioramento del servizio. I soldi dei cittadini non dovrebbero più alimentare i profitti di azionisti privati, e anche i Comuni, da parte loro, dovrebbero utilizzarli solo per il settore idrico per prendersi cura di un bene via via sempre più prezioso nel tempo della crisi climatica. Una scelta politica decisamente più semplice se riguardasse una società “in house” interamente pubblica. È questo il problema, etico e politico insieme, che l’operazione “gestore unico”, da risolvere nei prossimi mesi, ha rimesso sotto i riflettori.

La scelta della Regione Campania, a guida M5S

Pochi giorni fa su questi problemi è esplosa una “bomba”: la giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico ha fermato il progetto di gestione pubblico-privata dell’acqua varato nella scorsa consiliatura sotto Vincenzo De Luca. Progetto che prevedeva un bando di gara per la selezione del socio privato al 49%. Quindi solito schema: maggioranza pubblica (51%!) ma anche una bella fetta di affari privati. Fico è stato molto chiaro dicendo che “l’interesse collettivo è la priorità dell’azione amministrativa. In questo solco si inserisce la delibera che riguarda il servizio idrico”. (Ansa, 6 marzo 2026).

Decidono i sindaci

A Parma e in Provincia saranno i sindaci a decidere a chi e come affidare il servizio idrico integrato. Il percorso decisionale verrà come sempre seguito, organizzato e formalizzato da ATERSIR (Agenzia Territoriale Emilia Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti), l’agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali, a cui partecipano obbligatoriamente tutti i Comuni e le Province. Le strade percorribili per arrivare all’affidamento sono tre. Gara a evidenza pubblica: affidamento a terzi tramite procedure trasparenti a cui possono partecipare tutte le aziende europee; società mista, cioè partenariato pubblico-privato come modello organizzativo, con ulteriore gara per la selezione del socio operativo (detta per questo anche gara a “doppio oggetto); infine affidamento a società cosiddetta “in house” – a capitale totalmente pubblico, la sola che garantisce, come già visto, una gestione diretta della società controllata. Quest’ultima è al momento preferita da diversi sindaci, dal momento che quelle private o miste, che rispondono a logiche aziendali più vaste e diversificate, possono risultare meno attente e reattive alle esigenze del territorio, soprattutto riguardo ai Comuni più piccoli.

Gli studi di fattibilità

Diversi studi di fattibilità sono in corso, tra cui quello di ATERSIR assieme alle università di Parma – per la parte tecnica – e di Modena-Reggio – per la parte economica. Queste analisi potrebbero indicare che il servizio idrico su scala provinciale sarebbe adeguatamente garantito, tecnicamente e finanziariamente, sia da società pubbliche (anche se più “piccole”, come EmiliaAmbiente, magari assieme a Montagna 2000), sia da società miste pubbliche-private più “grandi” (come Ireti-Iren). A quel punto, se così fosse, la scelta dei sindaci diventerebbe solo politica: tornare nel solco del referendum e della volontà dei cittadini oppure accettare di restare dentro al modello dei profitti privati con un bene pubblico. In ogni caso, verso qualunque scelta si orientino, i sindaci dovranno spiegarla con chiarezza agli elettori, e assumersene la responsabilità agendo – è davvero il caso di dirlo – con la massima trasparenza.

La partita è aperta e avrà bisogno di approfondimenti, ad esempio riguardo alle tariffe. Staremo a vedere.

La Redazione

3 commenti
  1. Andrea
    Andrea dice:

    Ottimo articolo molto chiaro e dettagliato ,utile per farsi un opinione su un argomento molto importante ma poco dibattuto

    Rispondi

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