Clamoroso declassamento di Tv Parma: 102esima in graduatoria nazionale
Tracollo nei conti. Tagliati 372mila euro di finanziamento pubblico.
Lo smacco è clamoroso. 12TvParma precipita dal 90 al 102esimo posto della graduatoria nazionale delle televisioni commerciali locali stilata dal Mimit (Ministero imprese e made in italy).
E sui finanziamenti pubblici del 2025 cala la mannaia. Il contributo statale per Radio Tv Parma srl (gruppo Gazzetta di Parma) crolla dai 582.000 euro nel 2024 ai 211mila nel 2025: —64%.
La perdita secca è di 372mila euro ed è un colpo pesantissimo sui conti societari. Il fatturato nel 2024 era di 781mila euro. Si profila una notevole perdita in bilancio con gli industriali chiamati a ricapitalizzare.
Il danno è anche di immagine. C’è chi, con sarcasmo, l’ha ribattezzata “102TvParma“.
Non è stato un Natale sereno negli studi televisivi di via Mantova e un contraccolpo potrebbero subirlo anche le ambizioni del dg Pierluigi Spagoni (ad del gruppo Gazzetta di Parma).
Ma non tutto il male viene per nuocere, come dice il proverbio. Per uscire dal “rosso” Tv Parma è obbligata a investire e, dunque, presto ci saranno nuove assunzioni di giornalisti.
Andiamo per ordine.
Finanziamenti pubblici vitali per le tv locali
Il governo nel 2025 ha destinato 105,5 milioni di euro per le televisioni commerciali locali. Senza il finanziamento statale praticamente nessuna emittente televisiva territoriale sopravviverebbe. Le risorse economiche da raccolta pubblicitaria sono insufficienti per tenere in equilibrio i conti.
Per assegnare i contributi viene stilata ogni anno una graduatoria nazionale. La posizione in classifica è determinata da una serie di parametri oggettivi stabiliti dal DPR 146/2017: il personale in organico (i dipendenti: amministrativi, tecnici e, quotati maggiormente, i giornalisti e se sono professionisti è un plus); il rapporto tra ricavi e audience, basata su dati auditel; l’innovazione tecnologica. Quello che conta è il personale: vale i 2/3 del punteggio, mentre gli ascolti incidono per il 30%.
Il plafond è ripartito in due fasce: alla fascia A (le prime 100 tv in graduatoria) vengono assegnati 100,2 milioni, alla fascia B rimangono le briciole: 5,2 milioni per 45 emittenti. Questa ripartizione può essere considerata ingiusta ma, in un contesto di risorse definite, la ratio è di evitare l’assalto alla diligenza, con domande fittizie, e quindi “premiare” i più meritevoli, attribuendo un finanziamento significativo affinché 100 tv (in 100 città) possano svolgere al meglio il servizio di informazione locale. Questa è la teoria, sana, poi c’è la pratica e sappiamo che l’Italia è un paese di furbetti, ma questo è un altro discorso.
Un aspetto da non sottovalutare è che le domande per il contributo si compilano in febbraio, però la graduatoria esce a fine novembre e i conti per far quadrare i bilanci si fanno col Natale alle porte.
La graduatoria nazionale
L’emittente prima in classifica è la pugliese TeleNorba che riceve un bonifico ministeriale di 3 milioni 164mila euro. Seconda la sarda Videolina (2,692 milioni). A seguire Canale Italia, la napoletana Canale 21, Telelombardia e Antenna Tre Veneto.
La prima emiliana è TRC Modena, 25esima, che si porta a casa 1 milione 130mila euro, mentre TeleReggio è 44esima (889mila €).
La centesima è Ètv Marche di Rete7 srl e incassa 567mila €.
12TvParma in otto anni scende dalla posizione 49 alla 102
Come detto 12TvParma nel 2025 si è attestata al 102esimo posto, ottenendo un contributo di 211mila euro. Nel 2024 l’emittente della società Radio Tv Parma srl era 90esima e incamerò 583 mila euro. Il saldo negativo è di 372mila euro.
Da rilevare come nel 2018 12TvParma fosse 49esima in graduatoria. In otto anni la discesa di posizioni è stata progressiva fino alla débacle dell’anno scorso. La diminuzione nei punteggi di valutazione delle performance aziendali si riscontra sia nella voce personale (da 959 a 913 dell’indice Mimit), sia nell’audience (da 724 a 708).
Che la situazione fosse critica era noto. Come mai non si è intervenuti, rafforzando la voce del personale? La domanda è aperta.
Tracollo dei conti
Il fatturato di Radio Tv Parma srl nel 2024 è stato di 781.460 € con un utile di 35mila €. Salta subito agli occhi come il finanziamento pubblico valesse il 75% delle entrate. Il resto deriva da raccolta pubblicitaria e altre fonti. Va detto che il fatturato dell’emittente del gruppo Gazzetta di Parma è in costante calo negli ultimi anni, in parallelo con la discesa nella graduatoria delle tv commerciali.
Il buco di 372 mila euro nel contributo statale dovrebbe portare a un dimezzamento del fatturato nel 2025 e, stando alle fonti consultate dal cronista, a un “rosso” di circa 300mila euro. Un passivo che sarà ripianato non solo estinguendo le riserve ma dovendo anche intaccare il capitale sociale che è di 1 milione 200mila euro.
Potrebbe non essere finita qua. Il declassamento potrebbe riverberarsi anche nell’anno in corso, dato che la graduatoria del Mimit non si basa su un solo anno, ma pondera l’ultimo biennio e, dunque, anche una sterzata nel 2026 potrebbe non essere sufficiente per rientrare tra le 100 di fascia A.
L’obbligo di nuove assunzioni
Dato il contesto (ossia la garanzia governativa di una stabilità del finanziamento pubblico alle emittenti tv, che equivale a un’entrata certa e cospicua, se si rispettano determinati parametri) la scelta per gli amministratori di Radio Tv Parma srl è obbligata: assumere dipendenti per risalire la corrente delle posizioni in graduatoria e ri-ottenere un contributo large size. La strategia opposta, tagliare il personale per ridurre i costi, porterebbe inesorabilmente alla chiusura della tv, non essendo in grado di generare profitti autonomamente.
In questo caso (solo in questo? domanda pleonastica del cronista) il finanziamento pubblico stimola un comportamento virtuoso nella società privata: assumere.
Allo stato attuale i dipendenti di Radio Tv Parma sono 16 di cui 6 giornalisti (quattro a tempo pieno e due part-time). Le previsioni per rientrare nella fascia A del Mimit indicano la necessità dell’assunzione di 2 giornalisti a tempo pieno, di cui almeno 1 già con lo status (e lo stipendio) da professionista.
Data l’urgenza della situazione, nell’ultima decade di dicembre sono stati tenuti colloqui e provini; probabilmente entro fine gennaio vedremo almeno un volto nuovo nelle edizioni del tg diretto da Pietro Adrasto Ferraguti.
Le ambizioni e l’imbarazzo dell’ad
Ora, in una città abituata ad accalorarsi per la presenza o meno nella top ten delle varie classifiche nazionali, pensate cosa può significare essere 102esima in ambito televisivo. Potrebbe valere un dibattito… in una trasmissione tv. Non accadrà.
Tuttavia, stando alle fonti consultate dal cronista, l’imbarazzo (eufemismo) che si è originato per questo declassamento non è da poco. Tutti guardano al direttore generale di Radio Tv Parma, nonché amministratore delegato di Gazzetta di Parma srl, Pierluigi Spagoni.
Soprattutto perché Spagoni, fino a questo passo falso, era considerato in pole position per sostituire Cesare Azzali nella carica di direttore dell’Upi, Unione Parmense Industriali. Il contratto di Azzali, che ha 72 anni, è in scadenza a giugno e sembra proprio che questa volta non sarà confermato, andando in quiescenza. Dai numerosi colloqui, svolti dai vertici confindustriali per assegnare la poltrona di direttore a Palazzo Soragna, sembrava che il favorito a succedergli fosse il 43enne Spagoni. Fino all’incaglio della 102esima posizione di 12TvParma.
Va peraltro rimarcato che Spagoni non può essere considerato l’unico responsabile, in quanto la situazione di decrescita si trascinava da anni. I consigli d’amministrazione, sia di Radio Tv Parma sia del gruppo Gazzetta, erano a conoscenza dei numeri della graduatoria e la politica del “braccino corto” per la televisione era sostanzialmente avallata da tutti, in un quadro di informazione locale che non vede concorrenti.
Le tensioni tra soci
Radio Tv Parma srl non è di proprietà esclusiva dell’Upi, che la controlla tramite la finanziaria di Gazzetta di Parma (55%), ma vede come socio di minoranza (40%) TR Media, società editoriale di Coop Alleanza 3.0, entrata nel capitale di Radio Tv Parma in conseguenza degli accordi per l’assorbimento della defunta Teleducato nel 2018. Una residua quota del 5% è della famiglia Allodi.
TR Media possiede Trc Modena e TeleReggio (che veleggiano nella parte medio alta della graduatoria) e non è per nulla contenta della situazione creatasi a Parma. Si vedrà, in caso si dovesse procedere a una ricapitalizzazione, se la controllata delle Coop sarà disposta a sottoscrivere l’aumento di capitale o preferirà diluire la quota.
Francesco Dradi




La prima radio privata Italiana ormai defunta, siti internet della compagnia che sono indecenti, specialmente quello della gazzetta. Trasmissioni televisive uniche degne Parma Europa e approfondimento calcistico, telegiornale il più brutto della Regione, servizi televisivi fatti con iPhone, i 30enni di youtube fanno meglio dei professionisti.
Un disastro totale insomma.
Ma per cambiare serve coraggio e investimenti dei soci, assunzioni e un minimo di decenza in più.
ps. detengono anche il monopolio della pubblicità con Publiedi, io non ho idea degli amministratori…
Forse se iniziassero a dare notizie e informazioni non “velate” dagli interessi della proprietà sarebbero più credibili e ascoltabili. Forse.